Internet delle Cose, Agenda Digitale e bandi per l’innovazione al Pirellone

53ba4baaabfca_banner_20140707123544_img_form_registrazione_3

 

 

 

 

 

 

Regione Lombardia in collaborazione con Smau ha organizzato un ciclo di incontri mensili, dedicati alle imprese del territorio, operanti in ambito digital e facilitarne lo sviluppo e le occasioni di networking, intitolato Aperinetwork. (qui le foto su flickr)

Dopo il pitch di 90 secondi di 14 startup e’ iniziato un panel a cui ho partecipato con una presentazione di Arduino, moderato da Federico Pedrocchi del Sole 24 Ore e che ha visto la partecipazione di Carlo Parmeggiani, Direttore Public Sector Intel Sud Europa e Oscar Sovani, Responsabile della Struttura attuazione delle Agende regionali di semplificazione e digitalizzazione di Regione Lombardia.

 

 

L’abito a energia solare. Così i wearables rivoluzioneranno la manifattura

solar fiber

(originally created and posted on CheFuturo)

Le  tecnologie indossabili sono un ambito in espansione e non esiste giorno in cui non esca un articolo che ci racconta le meraviglie del prossimo accessorio intelligente che cambierà la nostra vita. Li chiamano “wearables” e stanno diventando sempre più indossabili sia grazie alla miniaturizzazione delle componenti elettroniche, per esempio dei sensori e dei microcontrollori, ma anche sempre più invisibili perchè si “embeddano” direttamente nei tessuti. Anzi sono proprio queste ultime che rendono ancora più interessanti:

Finalmente possiamo abbandonare (almeno in parte) la plastica e il metallo e lavorare sui tessuti, magari riattivando anche tutto un percorso ditradizione manifatturiera italiana che, nonostante tutto, ancora ci invidiano.

E in  questo contesto, tutto il mondo del DIY e dell’innovazione dal basso, di gruppi informali che si ritrovano in Fablab e Makerspace ma anche di micro imprese, è molto più sperimentale e dirompente delle soluzioni preconfezionate che invece ci presenta il mondo consumer tecnologico in senso classico.

Tra le varie limitazioni che non permettono uno sviluppo compiuto di tutto il mondo dei wearables, una è sicuramente la capacità delle batterie, ossia il modo in cui alimentiamo la tecnologia che  portiamo in giro e credo che qualche indizio l’abbiamo raccolto tutti con l’esperienza dei nostri smartphone, non durano mai abbastanza.

SOLAR FIBER Uno dei progetti che potrebbe rivoluzionare il modo in cui concepiamo l’energia si chiama Solar Fiber. Si tratta di una fibra solare fotovoltaica flessibile che converte l’energia solare in energia elettrica. Il team che la sta sviluppando ha un’idea molto ambiziosa, intende realizzare un filato che può essere lavorato in tutti i tipi di tessuti, che potrà essere utilizzato in tutti i tipi di applicazioni dove attualmente vengono utilizzati tessuti, ma con il vantaggio di essere in grado di produrre  corrente elettrica. Ho conosciuto Meg Grant, una delle 4 fondatrici,  ad un summer camp sugli etextile proprio l’anno scorso. Quando mi ha raccontato di Solar Fiber ho pensato che fosse un progetto interessante non solo per l’idea in sé ma sopratutto per la modalità  in cui era nata e per come la stavano sviluppando. Invece che correre a brevettarla, erano fermamente convinti di rilasciarla in open source, perchè fosse accessibile a tutti. Continue reading

Il futuro dei wearables? Nel mondo del DIY

zoe romano
(Intervista di Federica Ionta e pubblicata su Tech2Wear)

Da almeno un anno l’annuncio è sempre lo stesso: le tecnologie wearable sono pronte a invadere il mercato e a conquistare le abitudini di tutti, adulti e bambini.Frutto del desiderio sfrenato di pochi tech-addicted o di una previsione studiata? Ne abbiamo parlato con Zoe Romano, che si occupa di Digital Strategy e Wearables per Arduino. Per scoprire che nel futuro della wearable technology c’è molto più del mercato consumer.

Cominciamo dal touch: gli analisti dicono che ormai è finita anche quell’era. C’è un legame con l’ascesa dei wearable?

Le tecnologie indossabili stanno diventanto sempre più diffuse sia per la miniaturizzazione delle componenti che per la possibilità di essere rese “invisibili”, perché embeddate direttamente nei tessuti. L’interazione con esse avviene attraverso la gestualità o una reazione automatica ai dati che da essi vengono raccolti.

C’è, secondo la tua esperienza, un settore in cui le tecnologie indossabili si applicano meglio?

In questo momento vedo piu’ promettenti l’ambito entertainment/gaming, medico/well-being e logistica. E preferisco l’approccio in cui la tecnologia è nascosta tra i tessuti, quando quindi i tessuti stessi diventando intelligenti e si va oltre l’idea del gadget tecnologico fatto di plastica o gomma.

Insomma, i campi di applicazione sono più di uno. I wearables sono davvero la “next big thing”?

L’impressione è che ci sia un desiderio molto forte di far partire un trend di espansione di un nuovo mercato piuttosto che una previsione sicura che sia proprio questo il mercato giusto su cui investire. Io preferisco mantenere un contatto con la realtà e osservare sia quello che si muove a livello consumer e la sperimentazione DIY (Do It Yourself, ndr) in corso. Una recente ricerca svolta negli Stati Uniti rileva che un terzo dei possessori di un wearable ha smesso di usarlo entro i primi 6 mesi. Altri segnali mi sembrano da tenere in conto: un paio di mesi fa FitBit, tra i brand più famosi e diffusi,  ha dovuto ritirare il suo nuovo prodotto bracciale perché causava dermatite e Nike ha annunciato di dismettere il team che ha lavorato su FuelBand per concentrarsi solo sul software. Quest’ultima mossa non è interpretabile in modo chiaro ma entrambe ci mostrano come la strada e il filone di crescita di questo settore sia per certi versi ancora un’incognita.

Proviamo a sciogliere questa ingognita. Dovendo immaginare il futuro di questa tecnologia, cosa possiamo dire oggi?

Tutto il mondo del DIY e della componentistica  è molto più interessante del mondo consumer tecnologico in senso classico. Le sperimentazioni e i progetti che nascono da una collaborazione dal basso, spesso sono più stimolanti rispetto all’accessorio indossabile che si trova nei negozi. Abbiamo già visto come l’apertura dei codici e l’hackerabilità dei prodotti stia diventando un plus per sempre più persone. Il sapere “cosa c’è dentro e come funziona”, quali sensori contiene, quali dati personali raccoglie e come questi dati sono usati dall’azienda che mi vende il gadget, diventano informazioni e features richieste da sempre più ampie fette della popolazione.

E da un punto di vista sociologico le indossabili influenzeranno le relazioni tra le persone?

Sì, sicuramente. L’aspetto più dirompente è quando un prodotto è stato pensato per un determinato uso e poi le stesse persone che lo utilizzano o addirittura intere community lo modificano per farne altro, magari con un impatto sociale che i produttori stessi non si erano neanche immaginati. Questo può avvenire solo se iwearables sul mercato sono stati pensati come maker-friendly e non chiusi e univoci come la maggior parte dei gadget tecnologici.

Continue reading

L’intervista | Massimo Banzi: “Con la Maker Faire 2014 torna l’Italia che sa innovare davvero”

How-ToMakerFaireRomeIntervistaaMassimoBanzieCostantinoBongiorno

 

L’intervista  pubblicata su CheFuturo è un progetto a quattro mani con Sabina Barcucci*, Lab Manager del MUSE FabLab.

——–

Il tempo vola. Siamo ancora ubriachi dalla scorsa edizione di Maker FaireRome ed è già il momento di dedicarsi a quella del 2014. Sabato 29 marzo è uscita la Call for Makers che lancia nuove sfide e soprattutto promette una kermesse più grande e più densa da qui a pochi mesi. Sarà impegnativa, ci dicono Massimo Banzi e Costantino Bongiorno – rispettivamente co-curatore e responsabile della disseminazione e della Call for Makers – perché l’aspettativa è alta e la rete europea dei maker si è infittita.

E’ un buon momento quindi per fare il punto sulla scorsa edizione insieme a Massimo e Costantino e per mettere sul piatto i reali risultati ottenuti dopo Maker Faire 2013: reti italiane e europee, attenzione da diverse fasce di età, esplosione della maker-mania anche a livelli istituzionali. L’Italia che tanto fatica ad (auto?) rappresentarsi come luogo di innovazione sta in realtà covando davvero tante cose e il merito è anche di chi ha lavorato per portare certi valori e organizzazioni nel mondo del mainstream.

Insomma: le dimensioni contano, dicono Banzi e Bongiorno.

In antitesi con l’atteggiamento che possiamo definire “cauto” dei mesi precedenti all’evento, l’opinione diffusa di chi ha partecipato come espositore o come visitatore alla prima edizione europea di Maker Faire lo scorso ottobre a Roma è stata di reale entusiasmo e soddisfazione. Come spieghi l’accaduto, Massimo?

Massimo Banzi: “Ci sono molti aspetti interessanti che emergono durante l’organizzazione di un grande evento come questo. In generale si sa che il pubblico – sia italiano che straniero – è spesso miope, soprattutto nel non associare l’Italia con l’innovazione. Per di più Roma è una capitale che viene naturalmente fatta coincidere con la politica e non con la tecnologia. In maniera più o meno dichiarata, anche le persone dentro a Make hanno dubitato del successo della kermesse romana e certamente riuscire a portare pubblico e partecipanti all’evento è stata una vittoria anche per la smentita proprio di questi preconcetti. Continue reading

3 minuti per parlare di Makers, Arduino Day e WeMake a Repubblica Next

repubblica_idee

Sabato 29 Marzo, dopo aver trascorso tutto il giorno a WeMake insieme a 300 persone appassionate di Arduino, ho partecipato all’evento Next – Repubblica delle Idee, curato da Riccardo Luna.

QUi trovate una piccola intervista di accompagnamento e a breve il video dalla sala Melato del Teatro Piccolo !

Con me sono intervenuti Innocenzo Rifino di Digital Habits con Cromatica e Piero Santoro di Yradia con MEG a presentare i due progetti basati su Arduino e in partenza con le campagne di crowdfunding!

Ecco il video:

Repubblica Next – Zoe Romano

next_melato