Maker al femminile, la tecnologia è un affare da donne

(articolo pubblicato su Linkiesta)

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Prendi una borsa o una maglia di lana. Puoi farle a mano con ferri e gomitolo, o usando la tecnologia con una macchina a controllo numerico e una tagliatrice laser, e magari confezionarle con un bel circuito o microchip da collegare allo smartphone. «Basta puntare sulla realizzazione di un oggetto finale concreto e anche le donne possono essere interessante al mondo dei maker», dice Zoe Romano, fondatrice del laboratorio WeMake e protagonista della due giorni “Makers al femminile-Fashion goes interactive” al Museo della scienza di Milano (8 e 9 novembre). «Se organizzo incontri in cui si dice “impara a usare questa tecnologia”, mi ritrovo solo maschi. Se dico “impariamo a costruire una lampada con una stampante 3d”, mi trovo anche le donne». Cambia l’approccio, ma la tecnologia resta, contro ogni stereotipo di genere che vuole le donne poco inclini alla scienza e gli uomini poco abili nel saper fare manuale. Continue reading

Wearables al Museo della Scienza di Milano

Tinkeringzone

Sabato prossimo sono ospite insieme a Costantino Bongiorno – co-founder di WeMake – nella Tinkering Zone del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano per un workshop gratuito supportato da Henkel.

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Si può indossare la tecnologia?
Hai mai immaginato di personalizzare un accessorio fashion?

“Fashion goes interactive” e’ workshop gratuito per maker, designer, stiliste, ricercatrici, studentesse e tutte le donne che vogliano scoprire come tecnologia, arte e design si fondono con il mondo del fashion. Nella Tinkering Zone del Museo, un incontro speciale dedicato al making, per sperimentare la “wearable technology” e customizzare gli accessori utilizzando Arduino e i sensori tessili. Continue reading

ItaliaDesign series visited Milan (and WeMake) last june

Italiadesign

Italia Design is an undergraduate field school and research program offered by the School of Interactive Arts + Technology (SIAT) at Simon Fraser University in Vancouver, Canada.

The most significant contribution to the field are interviews conducted with emergent and established players in the Italian design community. Each year, a new team builds on the previous year’s research.

Gruppo Nove, the ninth group of senior design students to embark on this adventure together with Prof.Russell Taylor , came and visit me in May 2014  to discuss around design and what I do at Arduino and WeMake, the makerspace I recently founded in Milan.

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Here’s the result of that meeting and at this link you can find all the other interviews (don’t miss Giorgio Olivero, Enrico Bassi and Giulio Iacchetti videos!):

 

Fashion, Luxury and Sustainability at Supsi

Last thursday, 24th of July, I was invited at Supsi for a panel together with Amanda Montanari, about Fashion and sustainability within the Summer School on this topic. Below you can find my slides.

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Open Design e Open Brand, da Serpica Naro alla digital fabrication

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A completare il percorso didattico del Master Relational Design, ogni mese sono previste talks online, in cui professionisti, operanti in diversi campi disciplinari, sono invitati a raccontare le proprie esperienze lavorative e a condividere la loro expertise con gli studenti.

La talk che ho tenuto lo scorso 17 Giugno 2014 ha introdotto le esplorazioni del concetto di open design dalle sperimentazione avvenute con Serpica Naro a partire dal 2005, passando per il progetto europeo Openwear sino ad arrivare alle esperienza di costruzione del makerspace WeMake a Milano.

Link utili:

- Licenza Serpica Naro
http://serpica.tumblr.com/Licenza
http://epress.lib.uts.edu.au/journals…
http://www.digicult.it/it/digimag/iss…
http://www.serpicanaro.com/research/r…

- Licenza Openwear
http://openwear.org/info/license
http://issuu.com/openwear/docs/openwe…

- Articoli
http://www.chefuturo.it/2012/04/artig…
http://www.chefuturo.it/2013/10/maker…
http://www.chefuturo.it/2013/02/speri…
http://www.chefuturo.it/2012/11/la-st…
http://www.chefuturo.it/2012/06/il-de…
http://www.digicult.it/it/digimag/iss…
http://www.digicult.it/it/digimag/iss…

Zoe Romano
Laureata in filosofia e appassionata di tecnologia, ha partecipato alla creazione di iniziative di attivismo sociale sulla precarietà come San Precario e il suo anagramma Serpica Naro. Ha co-fondato il progetto pilota europeo di moda collaborativa Openwear.org attivo dal 2009 al 2012 e Wefab.it, una serie di eventi per la diffusione della digital fabrication e dell’open design in Italia. Si occupa di strategia digitale e tecnologie indossabili per Arduino.

Internet delle Cose, Agenda Digitale e bandi per l’innovazione al Pirellone

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Regione Lombardia in collaborazione con Smau ha organizzato un ciclo di incontri mensili, dedicati alle imprese del territorio, operanti in ambito digital e facilitarne lo sviluppo e le occasioni di networking, intitolato Aperinetwork. (qui le foto su flickr)

Dopo il pitch di 90 secondi di 14 startup e’ iniziato un panel a cui ho partecipato con una presentazione di Arduino, moderato da Federico Pedrocchi del Sole 24 Ore e che ha visto la partecipazione di Carlo Parmeggiani, Direttore Public Sector Intel Sud Europa e Oscar Sovani, Responsabile della Struttura attuazione delle Agende regionali di semplificazione e digitalizzazione di Regione Lombardia.

 

 

L’abito a energia solare. Così i wearables rivoluzioneranno la manifattura

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(originally created and posted on CheFuturo)

Le  tecnologie indossabili sono un ambito in espansione e non esiste giorno in cui non esca un articolo che ci racconta le meraviglie del prossimo accessorio intelligente che cambierà la nostra vita. Li chiamano “wearables” e stanno diventando sempre più indossabili sia grazie alla miniaturizzazione delle componenti elettroniche, per esempio dei sensori e dei microcontrollori, ma anche sempre più invisibili perchè si “embeddano” direttamente nei tessuti. Anzi sono proprio queste ultime che rendono ancora più interessanti:

Finalmente possiamo abbandonare (almeno in parte) la plastica e il metallo e lavorare sui tessuti, magari riattivando anche tutto un percorso ditradizione manifatturiera italiana che, nonostante tutto, ancora ci invidiano.

E in  questo contesto, tutto il mondo del DIY e dell’innovazione dal basso, di gruppi informali che si ritrovano in Fablab e Makerspace ma anche di micro imprese, è molto più sperimentale e dirompente delle soluzioni preconfezionate che invece ci presenta il mondo consumer tecnologico in senso classico.

Tra le varie limitazioni che non permettono uno sviluppo compiuto di tutto il mondo dei wearables, una è sicuramente la capacità delle batterie, ossia il modo in cui alimentiamo la tecnologia che  portiamo in giro e credo che qualche indizio l’abbiamo raccolto tutti con l’esperienza dei nostri smartphone, non durano mai abbastanza.

SOLAR FIBER Uno dei progetti che potrebbe rivoluzionare il modo in cui concepiamo l’energia si chiama Solar Fiber. Si tratta di una fibra solare fotovoltaica flessibile che converte l’energia solare in energia elettrica. Il team che la sta sviluppando ha un’idea molto ambiziosa, intende realizzare un filato che può essere lavorato in tutti i tipi di tessuti, che potrà essere utilizzato in tutti i tipi di applicazioni dove attualmente vengono utilizzati tessuti, ma con il vantaggio di essere in grado di produrre  corrente elettrica. Ho conosciuto Meg Grant, una delle 4 fondatrici,  ad un summer camp sugli etextile proprio l’anno scorso. Quando mi ha raccontato di Solar Fiber ho pensato che fosse un progetto interessante non solo per l’idea in sé ma sopratutto per la modalità  in cui era nata e per come la stavano sviluppando. Invece che correre a brevettarla, erano fermamente convinti di rilasciarla in open source, perchè fosse accessibile a tutti. Continue reading