Sostenere l’inclusione è l’unica via per innovare in modo radicale

(english version below)

Makerspace e fablab sono stati concepiti con lo scopo principale di avvicinare le tecnologie ai cittadini e per essere utilizzati come ambienti in grado di sviluppare il pensiero critico e creativo. Abbattere le barriere all’accesso a strumenti di fabbricazione digitale come stampanti 3D, macchine a taglio laser e microcontrollori open source è una delle chiavi per aiutare a demistificare tali strumenti e per influenzare lo sviluppo tecnologico dando la possibilità alle persone di costruire un rapporto con la tecnologia più proficuo, positivo e meno timoroso. Le macchine di fabbricazione digitale rappresentano, per molte persone coinvolte nel movimento maker, i mezzi di produzione contemporanei per oggetti e dispositivi orientati alle necessità delle persone, personalizzati, generati dalla collaborazione, con il potenziale di ridefinire il ruolo dei cittadini come produttori attivi e non solo consumatori passivi di tecnologie concepite e costruite da altri.

Molte persone non hanno la consapevolezza di quanto il movimento maker, originato negli Stati Uniti negli anni ’00, si sia ispirato agli hacklab europei degli anni Novanta, che radunavano comunità diverse in spazi comuni dove condividere punti di vista e conoscenze informatiche, software libero e tecnologie di rete.

Più avanti, all’inizio del nuovo secolo, si è diffusa una certa intolleranza verso l’obsolescenza programmata di molti strumenti tecnologici, che ha generato due tipi di reazioni: da un lato sono aumentate le risorse online per apprendere come realizzare qualsiasi cosa e dall’altro sono nate comunità locali per riparare qualsiasi cosa. Dall’intolleranza all’obsolescenza programmata è cresciuta l’attitudine al Do-It-Yourself per reagire alla passività implicita nell’uso di dispositivi di nuova generazione. Continue reading Sostenere l’inclusione è l’unica via per innovare in modo radicale

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Introduzione agli e-Textile all’Isola Design District

Per la settimana del design WeMake è stato invitato a proporre una presentazione sul tema della formazione nei fablab e un workshop di introduzione agli etextile all’interno della giornata dedicata alla fabbricazione digitale, domenica 14 Aprile 2019 in Unlimited Design Talks all’interno di Isola Design District. Continue reading Introduzione agli e-Textile all’Isola Design District

eTextile a Modena con FEM

Sabato 6 Aprile ho portato WeMake alla fondazione AGO per il workshop LED&Pins insieme a 15 ragazzi e ragazze dai 9 ai 14 anni 🙂 e in collaborazione  con Future Education Modena

“Sperimentiamo con feltro e luci, sensori, spille e filo conduttivo per creare un piccolo accessorio che si illumina e reagisce alla luce e introduce ai materiali e alle possibilità della tecnologia indossabile.”

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Brooklyn Fashion + Design Accelerator names 23

Last February The Brooklyn Fashion + Design Accelerator  posted a list of  ‘23 Women Leading the World of Fashion Technology’ and unexpectedly I’m in, together with some of my friends and colleagues like Meg Grant, Liza Stark, Lara Grant, Kate Hartman, Ebru Kurbak, Kristi Kuusk, Irene Posch, Hannah Perner-Wilson and Mika Satomi.

For sure the people in the list I know are teaching, experimenting, exploring in very promising fields and are mostly interested in the empowerment of people and sustainability of solutions rather then immediate commercial outcome and that’s probably the reason why many women are still underrepresented.

Despite progress, women are still underrepresented in the technology sector, but growing in the fashion technology space. 2017 was actually the first time in over a decade that the World Economic Forum Global Gender Gap Report found that the gender gap had widened instead of getting smaller.

When we look at the work of women in tech, and in this particular case, technology and fashion, it’s clear that they are an integral part of moving us forward. We have rounded up a list of women who have made serious contributions to the world of smart textiles and the integration of textiles and technology; without the work of these women, the industry wouldn’t be where it is today.

We look forward to watching these women in the coming years, and all of the women who are inspired to follow in their footsteps.

Check the original post!  And the Worth Project repost 😉

Che cos’è WeMake

WeMake è uno dei primi makerspace di Milano, cioè una fabbrica urbana multifunzionale aperta a tutti, dove ciascuno può utilizzare gli strumenti di fabbricazione digitale per passare da un’idea a un oggetto finito.  
I fondatori Zoe Romano e Costantino Bongiorno rispondono alle 15 domande di cheFare per la rubrica I nuovi modi di fare cultura.


Perché WeMake si chiama WeMake? 
WeMake si chiama così perché al centro della nostra attività c’è il fare insieme, mettendo le tecnologie al servizio della collettività.

Quando è nato?
Nel febbraio del 2014.

Dove?
A Milano.

Perché?
Siamo nati perché desideravamo lavorare in un makerspace e a Milano non ne esisteva ancora uno.

ARTIGIANI 2.0 / We Make / 2015-16 video realizzato dagli studenti della Cfp Bauer, accessibile su Vimeo.

Che fate? 
Rendiamo le tecnologie accessibili per lo sviluppo di soluzioni dal basso con forte impatto sociale.

La cosa più importante che avete fatto
Abbiamo sperimentato concretamente la possibilità di co-progettare soluzioni di cura dal basso nel contesto del progetto europeo Opencare e che ci ha permesso di costruire una metodologia efficace.

Perché è la più importante?
Il benessere e la salute sono il punto di partenza per una vita felice e i sistemi di cura hanno bisogno di essere ripensati, indipendentemente dal profitto immediato, alla luce di tecnologie che abilitano l’innovazione.

Qual è l’elemento più innovativo nel co-progettare soluzioni di cura dal basso?
Aver fatto sedere allo stesso tavolo portatori di bisogno, policy maker, tecnici e imprese per trovare una soluzione a partire da un cambio di prospettiva e dall’incontro con le tecnologie di prototipazione rapida.

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Screenshot dal video ARTIGIANI 2.0 realizzato dagli studenti della Bauer nel 2015

Cosa c’entra la cultura con questa esperienza?
Creare ponti tra linguaggi e bisogni diversi significa creare cultura.

Quali sono le sue ricadute sociali?
Un miglioramento delle condizioni di vita e nella quotidianità delle persone.

Con WeMake si mangia?
Non tanto.

Come fate a stare in piedi?
Lavorando più di quanto dovremmo fare per avere una vita sana.

L’immagine è uno screenshot del video ARTIGIANI 2.0 realizzato dagli studenti della Bauer nel 2015

Qual è l’ostacolo più grande che volete superare?
Imparare a crescere nella sostenibilità economica senza fare compromessi di qualità. Si sta rivelando più complesso delle difficoltà che abbiamo iniziato quando l’avventura di WeMake è cominciata.

Fate parte di un network più grande di voi?
Sarebbe impossibile sopravvivere se non fosse così.

Cosa avete intenzione di fare per creare un futuro migliore?
Mantenere la capacità di progettare e costruire attraverso questa incarnazione formale o mille altre possibili.


 

Wearable Pro alla Fastweb Digital Academy

Anche quest’anno, insieme a Giorgia Petri, abbiamo accompagnato la classe di iscritte e iscritti dell’Academy ad acquisire le competenze per realizzare un progetto di gruppo utilizzando tecnologie open source e e-textiles:

 
Flickr album
 

Quarto Rapporto annuale di Urban@it sulle città

Il 25 gennaio si è tenuta all’Università di Bologna la presentazione del “Quarto Rapporto annuale di Urban@it sulle città. Il governo debole delle economie urbane” edito dal Mulino. Alcune pagine del volume sono dedicate a #makerspace e #fablab e sono stata invitata a raccontare la nostra esperienza e di quale sia il nostro ruolo nell’innescare processi di innovazione fra difficoltà e sfide.

Per saperne di più.