Summer break / E’ ora di vacanza

(EN) I’ll be back at the end of august. Meanwhile have fun with these Nonsense Charts!

(IT) Torno a fine agosto. Intanto divertitevi a interpretare queste  Nonsense Charts!

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Imagine yourself leading / Immagina di essere un leader

(EN) Nitin Nohria and Amanda Pepper of Harvard Business School created this infographics video in collaboration with Xplane to generate a discussion of the value and importance of leadership to address some of society’s most pressing problems. You can give your opinion partecipating to the remix contest: download the  source files and make your own version.

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(IT) Nitin Nohria e Amanda Pepper della Harvard Business School hanno creato questo video infografico in collaborazione con Xplane con lo scopo di dar vita a una discussione sul valore e l’importanza della leadership nel risolvere i problemi più urgenti della società. Puoi anche dare la tua opinione partecipando al concorso di  remix : scarica i file sorgente e componi la tua versione.

The Big Brother State / Lo stato del grande fratello

Vodpod videos no longer available.

(EN) The infographics video by 2D and 3d animator David Scharf explains clearly how the concept of security has easily become  the path to a neoliberal police state. The real question is: are we willing to trade our freedom for temporary security?

I wouldn’t forget though that the demand of security is quite common in the public opinion. Probably has come the time to reflect and produce content showing how the perception of  “security”  becomes real when there are policies working on  social bond, public space and  social inclusion instead of surveillance.

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(IT) Il  video infografico realizzato dall’animatore 2D e 3D David Scharf illustra chiaramente come il concetto di sicurezza sia diventato il percorso attraverso il quale si stia arrivando a uno stato di polizia neoliberale. La vera domanda che dobbiamo porci è: vogliamo veramente scambiare la nostra libertà con una sicurezza temporanea?

Non dimenticherei però che il bisogno di sicurezza è una delle richieste dell’opinione pubblica che sta ai primi posti. Per questo non andrebbe ignorata o solo criticata. Probabilmente è arrivato il momento di produrre contenuti che mostrino la causalità più stretta tra una reale percezione di  sicurezza e politiche che lavorano sulla costruzione di legame sociale, spazio pubblico e inclusione sociale, piuttosto che sulle videocamere di sorveglianza.

A voice for bloggers at risk / Una voce per i bloggers a rischio

(EN) Omid Reza Mir Sayafi was the first Iranian blogger and journalist to die (at 29) in Evin Prison in Tehran. March 18 Movement was born not to forget him and the day he died and to  become a voice for bloggers everywhere who are in risk of being crushed under the heavy machinery of repression  exercising their right to free speech.

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(IT) Omid Reza Mir Sayafi è il primo blogger e giornalista iraniano a morire (a 29 anni) nella prigione di Evin a Tehran. Il Movimento 18 Marzo è nato per non dimenticare lui e il giorno in cui è morto, e per diventare una voce in difesa dei blogger nel mondo che corrono il rischio di essere schiacciati sotto il peso della macchina repressiva esercitando il loro diritto di espressione.

Capturing reality / Catturare la realtà

Capturing reality
Capturing reality

(EN) A documentary on making documentaries. Over 30 interviews (from Werner Herzog to Laura Poitras) offer an insight on contemporary documentary crafting while reflecting on the nature of representation and the concept of truth. On the website there is also an educational guide to explore “the most serious issues facing any creator of art about real life”.

(IT) Un documentario sul fare documentari. Oltre 30 interviste (da Werner Herzog a Laura Poitras) ci regalano una panoramica sulla pratica del documentario contemporaneo, riflettendo anche sulla natura della rappresentazione e sul concetto di verità. Sul sito è scaricabile anche una Guida Educational in PDF per esplorare “le questioni più serie che ogni creatore di arte sulla vita reale deve affrontare”.

Growing Up / Diventare grandi

Vodpod videos no longer available.

(EN) WHat exactly do we fear in growing up? A kid tries to explain us. One thing is clear: the bigger you get the fewer places there are to hide.

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(IT) In cosa consiste esattamente la paura di crescere? Un bambino cerca di spiegarcelo. Una cosa è chiare: più grandi si diventa, meno posti ci sono per nascondersi.

NY Times rebels / I ribelli del NY Times

Inaugural words of us presidents
Inaugural words of us presidents

(EN) I paste an interesting article from an italian magazine on the new infographic journalists working at New York Times .

(IT)  Dal magazine femminile di Repubblica un articolo/intervista sui nuovi giornalisti infografici del New York Times:

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Hanno fatto irruzione nella casa di una “signora in grigio” del giornalismo, come viene chiamata, per la sua eleganza e il suo understatement, la testata del New York Times. E stanno mettendo in discussione abitudini e certezze. Sono convinti che, per continuare a essere una voce autorevole dell’informazione, bisogna sperimentare nuovi formati e contesti per le notizie, puntando sul matrimonio tra estetica e informatica, interazione e mash-up (interfacce in grado di combinare dati, multimedia e coinvolgimento degli utenti).

Ce n’è abbastanza perché il team di dieci giornalisti-sviluppatori che ha messo piede nel palazzo di Renzo Piano del New York Times venisse subito etichettato come “i cybergeek arrivati a salvare la carta stampata”. A guidare questo gruppo c’è Aron Pilhofer, da qualche anno a capo della divisione Interactive News Technologies dello stesso quotidiano. Non provate a cercare una figura simile nelle redazioni italiane (e molte straniere), difficilmente ne troverete qualcuna. Ma anche se lontano anni luce dai fasti (finanziari) del passato, ancora una volta il Nytimes ha visto giusto e sta facendo scuola. Come? Investendo in tempi non sospetti (prima della crisi) nella creazione di un team di journo-developers-graphics (giornalisti con competenze grafiche, artistiche e informatiche) che si dedicano a nuovi format per visualizzare le notizie.

Come lo spettacolare Word Train sulla prima pagina web per la vittoria di Obama: un fiume di parole che scorrevano senza sosta: le grandi in blu (pro Obama) recitavano “fiducioso, grato, orgoglioso”; in rosso (pro McCain) dicevano “preoccupato, disgustato, ansioso”. Migliaia di lettori hanno descritto il proprio stato d’animo, una sequenza ipnotica di emozioni che, più di molti reportage, ha fotografato lo stato d’animo di una nazione nel day after. Una trovata di Pilhofer e soci. Sentiamolo.
Come è arrivato al Times? E perché avete deciso di far nascere un’unità specializzata in nuove tecnologie per la visualizzazione delle notizie?

“Sono stato assunto nel 2005 come reporter computer-assisted (un giornalista che spulcia tra statistiche e database per trovare trend interessanti). Un ruolo molto tradizionale, focalizzato su economia e politica. Ma una delle cose che mi frustrava di più era che disponevamo di dati, risorse e idee fantastiche ma ci mancavano i formati per proporli online. Così ho avanzato la proposta di far nascere una News Technologies Unit, e il management ha accettato. Da allora il mio lavoro è cambiato radicalmente. Ora mi trovo nell’intersezione tra tecnologia e giornalismo. E c’è un mondo da esplorare su come usare il web per raccontare storie più approfondite”.

Secondo molti i giornalisti-sviluppatori sono il futuro della professione.

“Sì, nel mio gruppo ci sono dieci giornalisti-barra-sviluppatori che arrivano sia dal mondo dell’informazione sia da quello dell’informatica e lavorano a stretto contatto con le divisioni multimedia e grafica. Non credo che ogni giornalista debba imparare a programmare o diventare grafico. Ma penso che le competenze in questi settori diventeranno presto necessarie. Per realizzare prodotti cool e innovativi non basta sapere usare solo le parole. Per questo consiglio a tutti gli studenti di giornalismo di specializzarsi in ambito grafico, multimediale, di programmazione. Un investimento decisivo sul lungo periodo”.

Interazione, aggregazione, estetica, cura dei dettagli, effetto-wow: come bilanciate questi elementi nel vostro lavoro? Ad esempio cosa privilegiate tra accuratezza e velocità?

“Ci comportiamo come ogni altra divisione del Nytimes. Ogni prodotto che realizziamo deve rispettare gli alti standard del quotidiano. Certo, ci muoviamo per lo più sul web e quindi bisogna saper trovare un equilibrio tra velocità e accuratezza. E a differenza della carta stampata, online possiamo continuamente aggiustare il tiro. Come nel caso del progetto Guantanamo Docket, database interattivo che raccoglie le schede dei 779 detenuti nel carcere cubano, documenti riservati di cui è entrata in possesso la redazione investigativa, aggiornati in tempo reale”.

Molti professionisti del settore sono convinti che design e nuovi formati per visualizzare le notizie aiuteranno a salvare i giornali dalla crisi.

“Certo. Non sopporto chi dice che il giornalismo è solo il contenuto, la notizia dura e pura, mentre la sua presentazione è un semplice addobbo. Niente di più sbagliato. I prodotti che realizziamo aiutano a coinvolgere i lettori, capire e approfondire. Tuffarsi dentro le storie ed esplorarle come finora non era stato possibile. È giornalismo, anche se spesso non viene visto così. Ed è un peccato: una maggiore attenzione ai formati permetterebbe di raccontare meglio le notizie. Che è poi quello che vogliono i lettori. In questo senso, su carta e su web, il design potrà aiutare il giornalismo a superare la crisi”.

Ritrova differenze tra carta e web? Crede che il giornalismo visivo sia più evoluto nei magazine cartacei rispetto a quanto lo è ora sul web?

“Non credo che il linguaggio visivo funzioni meglio su un medium rispetto all’altro. Ci sono elaborazioni grafiche straordinariamente efficaci su carta, che non funzionerebbero mai online, e viceversa. Per fortuna, dopo l’integrazione tra redazione cartacea e web, al Nytimes ci sono molti professionisti che hanno occhio per entrambi i contesti. Ma siamo l’eccezione”.

Si ritrova nella definizione che il New York Magazine (che non c’entra con il NYT) ha dato del suo team come “ribelli che stanno salvando il Nytimes (e il giornalismo)?
(sorride) “No, anche se qui dentro hanno preso a bollarci come i ribelli della situazione”.