Al Corso di formazione Out Of Fashion arriva Moda Modulare

Anche quest’anno teniamo a WeMake il modulo di fabbricazione digitale (Il sistema dei makers) all’interno del Corso di formazione Out of Fashion ideato nel 2014 da Connecting Cultures, agenzia di ricerca non profit fondata nel 2001 da Anna Detheridge, critica e teorica delle arti visive. Portiamo il fablab all’interno del sistema moda per una due giorni, il 6 e 7 aprile, durante i quali i e le partecipanti esplorano e sperimentano nuove possibilità di produzione e creazione di capi e accessori grazie alle tecnologie presenti a WeMake.

Quest’anno il nostro modulo verte sulla moda modulare con un percorso curato da Zoe Romano e Sara Savian. In particolare il workshop prevede il lavoro in piccoli gruppi finalizzato alla creazione di un accessorio finito mediante la pratica della prototipazione e fabbricazione digitale con l’utilizzo di lasercut e comandi di grafica vettoriale. Grazie alle potenzialità della tridimensionalità vengono realizzati moduli regolari che, assemblati senza cuciture, compongono inedite tassellature.

Out of Fashion è soprattutto un percorso formativo dedicato alla moda sostenibile, etica e innovativa e l’apporto della “cultura makers” per noi è molto importante all’interno di questo contesto. Out of Fashion è composto di 6 moduli ognuno di 2 giorni frequentabili anche singolarmente, quelli che si svolgono nei prossimi mesi, oltre a Il sistema dei makers, sono Alto artigianato e innovazione e Comunicare la moda e il brand; mentre quelli già passati sono Green Fashion: Materiali e loro impattoEthically made?Moda tra arte e design. Seguono poi due masterclass dedicate alla pre-incubazione di impresa presso Ratti Spa e Clerici Tessuto & C Spa, inoltre, per quest’edizione del 2018 è prevista la pubblicazione di Fashion Change, libro che raccoglie le riflessioni della comunità che si è formata ed è cresciuta intorno al progetto.

Advertisements

Che cosa non è l’Innovazione Sociale Digitale (DSI)?

Una definizione al contrario
Negli ultimi dieci anni, un crescente movimento internazionale di professionisti, politici, attivisti e ricercatori sta proponendo una visione concreta e radicalmente diversa su come le tecnologie possano dare forma al nostro futuro. I suoi protagonisti pensano infatti che nuovi processi sociali o il potenziamento di alcuni modelli efficaci possano essere alimentati dagli avanzamenti tecnologici piuttosto che vedere nuove tecnologie alimentare il profitto di grandi corporation. Vogliono utilizzare le opportunità offerte dalla digitalizzazione per affrontare le sfide della società, come il cambiamento climatico, e costruire modelli economici e politici alternativi. Si sono riuniti sotto l’espressione “innovazione sociale digitale” (o DSI in breve, dall’inglese digital social innovation).

A prima vista, tuttavia, potrebbe non essere facile cogliere come la concezione di “innovazione sociale” proposta da questo movimento sia radicalmente diversa da quella espressa dai vari guru e consulenti per riproporre in realtà i soliti modelli, magari con un tocco di tecnologia inserito in maniera strategica nel mix. Dato che il movimento DSI sta crescendo significativamente in termini di numeri, popolarità e diversità, si inizia a sentire il bisogno di fare il punto su quali siano veramente i suoi principi fondamentali.

Quando è opportuno parlare di innovazione sociale digitale? Cosa ricade fuori dal suo mandato?
Il recente Manifesto per l’Innovazione Sociale Digitale (2017), pubblicato lo scorso anno, ha iniziato a rispondere a questa domanda compilando una breve lista dei valori fondamentali di DSI, questi includono:

  • apertura e trasparenza;
  • democrazia e decentralizzazione;
  • sperimentazione
  • competenze digitali e multi-disciplinarità
  • sostenibilità.

In questo articolo vogliamo porre lo sguardo su ciò che innovazione sociale digitale NON è, per dissipare alcune delle idee errate su ciò che DSI rappresenta. Ci piacerebbe sapere se sei d’accordo con le nostre riflessioni — mettiti in contatto su Twitter o e-mail se desideri partecipare alla conversazione.

Continua a leggere su Medium!

Meeting at the makerspace with living-textile inventor: Lining Yao

(originally posted on Digicult – versione italiana sotto)

In the last years a new generation of researchers are perceiving the world around us in a different way. They see objects and materials through a multiplicity of properties and features which open different ways to interact with them. They’ve realized that most of the matter is able to respond to energy sources like temperature, moisture, light, pressure, vibration, electricity and this capacity activates a series of possible transformations we can control.

They call them smart materials or programmable matter and their experiments explore how these materials can respond and adapt to environments. At the same time, they are also shaping an alternative way to expand the realm of digital fabrication. The most visible feature of these smart materials is that we can talk about interaction design getting rid of screens, phones and blinking lights because the smartness is programmed in the material itself.

One of the most interesting approach to this field of research is when we can go beyond man-made systems and enter the biological kingdom and this is the focus of chinese-born designer Lining Yao. I stumbled upon the video of her Biologic project published some weeks before where she explains her work at MIT mixing biology, fashion and digital fabrication.

The video shows two dancers wearing Second Skin, a garment developed within the research, which we can see reacting to the change of their bodies’ conditions. When humans exercise our skin is able to take away the excessive heat through sweat and the garments we wear sometimes prevent this process. With Second Skin Lining Yao developed an ecosystem between the textile and the human body because created a bacteria composite, 3d printed it on the flaps of the garment: when the flaps perceive the humidity, they open up to make the skin cool down more easily. Continue reading Meeting at the makerspace with living-textile inventor: Lining Yao

La cura che cambia tra bit e atomi

L’unione tra innovazione sociale e tecnologica sta cambiando il modo in cui sono proposte soluzioni intorno ai temi della cura. Nuovi soggetti entrano in gioco e stanno dando vita ad alcuni dei cambiamenti più significativi degli ultimi decenni, come è successo nei media e nell’informazione.

Il tema della centralizzazione e decentralizzazione della cura è cruciale e richiede di essere discusso pubblicamente in un modo in cui i cittadini possano diventare consapevoli di tutte le sue implicazioni. Nello stesso tempo, l’ampia definizione di “digital social innovation” che da tre anni è promossa dalla Commissione Europea aiuta a descrivere un ambito nuovo in cui le tecnologie digitali si usano per affrontare le sfide della società e per promuovere modelli alternativi a quello dell’accentramento delle informazioni, dei dati e delle risorse nelle mani di pochi grandi attori dell’industria tecnologica.

Durante la Milano Digital Week i tre fablab milanesi WeMakeOpendot e TheFablab organizzano una tavola rotonda e tre workshop per iniziare una conversazione aperta alla cittadinanza a cui vi invitiamo a partecipare. L’iniziativa è resa possibile grazie al contributo del programma Horizon 2020 in particolare sui progetti DSI4EU e Made4You e sarà ospitata dal Milano Luiss Hub for Makers and Students.

Il programma della due giorni si articola in due momenti: Tavola rotonda (15 Marzo h.18) – 3 Workshop (16 Marzo dalle h.9.30) – Esplora i dettagli di seguito.


Giovedì 15 Marzo –  Tavola rotonda

La cura che cambia tra bit e atomi
In che modo gli strumenti digitali come per esempio piattaforme online, applicazioni, software, elettronica e stampa 3D stanno diventando strumenti utili a far crescere l’impatto di soluzioni dal basso? Ne parliamo con chi a Milano lavora su progetti che sperimentano questo nuovo approccio collaborando con diversi attori, dalle istituzioni ai cittadini.

h.18 Apertura

h.18.30 Inizio

Introduzione

  • La cura come innovazione sociale digitale (Serena Cangiano,  Zoe Romano – WeMake e DSI4EU)
  • People-powered health – La cura comincia dalle persone (Simona Bielli – Nesta It)

Sessione: Makerspace e fablab per un sistema di cura aperto e sostenibile

  • Made4You – Un approccio aperto e inclusivo alla cura per le persone con disabilità fisiche (Enrico Bassi – Opendot e Made4You)
  • Da Opencare a Grippos – Da ricerca a piattaforma di servizio per ausili (Costantino Bongiorno – WeMake) –
  • La progettazione collaborativa per facilitare la comunicazione tra medico e paziente. (Matteo Ordanini e Massimo Temporelli – The Fablab)

Q&A

Stai anche tu usando strumenti digitali per affrontare un tema di cura? Vieni a raccontarlo e/o confrontarti con altri come te! Scrivici dsi4eu (at) wemake.cc

UPDATE:

Sarà con noi anche:

  • Stefania Pedroni, vicepresidente nazionale UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) – “La socializzazione tra i bambini e il gioco in relazione alla disabilità: la tecnologia e giochi digitali, i giochi inclusivi all’interno dei parchi gioco”

Iscriviti alla tavola rotonda


Venerdì 16 Marzo –  Workshop

h.13.30-17.00
Da maker ad azienda – Come trasformare un progetto maker in impresa” (a cura di Upstarter Incubator in collaborazione con WeMake) – Scopri i dettagli e iscriviti