Storie di cura e sanità alternative

Il movimento per l’innovazione sociale digitale (DSI) insiste sulla necessità di una memoria lunga in modo da non percepire come “innovativa” qualsiasi cosa sia presentata come tale solo perché non si ha la consapevolezza di ciò che è successo prima e/o altrove. Ciò significa che a volte le iniziative DSI non indossano la veste di nuovi gadget sfavillanti, ma si esprimono in modi meno appariscenti e più efficaci, proprio perché sono interventi che provano a riparare porzioni di infrastrutture sociali di cura trascurate dai grossi investitori.

In questo articolo raccogliamo in modo sintetico tre casi studio del passato che hanno visto alcuni movimenti sociali auto-organizzarsi per dare vita a propri sistemi di cura e di assistenza medica. Percorsi, questi, che spesso sono entrati in conflitto con il servizio sanitario pubblico e privato e con il terzo settore filantropico. Quando si parla di futuro della sanità, molte storie di welfare dal basso e di autorganizzazione mutualistica sono trascurate, riteniamo invece che queste esperienze abbiano molto da offrire al movimento DSI proprio perché sono state in grado di articolare una diversa concezione della cura, definendola non come un servizio erogato gratuitamente, ma come un processo capace di intrecciare nuove relazioni sociali solidali, di creare saperi, competenze e strumenti, e di ripensare il significato di concetti quali salute, corpo, autodeterminazione, affidamento, normalità e competenze. Continue reading Storie di cura e sanità alternative

Advertisements

Ciclo di webinar – Innovazione Sociale Digitale

In tutta Europa vediamo crescere un movimento di persone che sviluppa soluzioni tecnologiche in grado di supportare le sfide sociali e accrescere il loro impatto. Noi la chiamiamo Innovazione Sociale Digitale (Digital Social Innovation – DSI). Tali soluzioni si sono sviluppate grazie agli avanzamenti nella tecnologia, specialmente nell’ambito dei movimenti sull’open source e open data, hardware a basso costo, il crowdsourcing e l’internet delle cose.

A partire dal mese di giugno organizziamo nell’ambito del progetto europeo DSI4EU (Innovazione Sociale Digitale) un ciclo di webinar che mirano ad indagare e esplorare il campo dell’innovazione sociale digitale con l’aiuto di chi da anni si occupa di questi temi in diversi settori.

L’obiettivo dei webinar è di supportare i promotori e le creatrici di progetti innovativi che utilizzano le tecnologie digitali per avere più impatto a crescere nella partecipazione.

Ecco i primi appuntamenti:

webinar - fiolippa_R

22 giugno h.17-18.30 Fiorenza Lipparini – Plusvalue
Durante il webinar racconteremo come progetti di innovazione sociale digitale, formali e informali, possono beneficiare nell’esplicitare le dimensioni di impatto che riescono a sviluppare durante le loro attività e come valorizzarle per riuscire a crescere nel rispetto dei propri valori.

webinar - marcogio_R

12 luglio h.17-18.30 – Marco Giovannone – Wefare
Durante il webinar racconteremo come l’architettura ed il design possono contribuire alla creazione di comunità, facilitare la collaborazione, creare occasioni di incontri, serendipicità ed, in generale, contribuire ai processi di innovazione. I partecipanti sono invitati a condividere testimonianze, suggerimenti e racconti su sé e come utilizzano “spazi per l’innovazione” (co-working/acceleratori/fablab/etc).

webinar - post fbquadrata600

17 settembre h.18-19.00 – Annibale D’Elia – Comune di Milano
Durante il webinar racconteremo, partendo da alcune esperienze sul campo, come le rigidità tipiche della pubblica amministrazione possano essere aggirate o superate per realizzare politiche pubbliche a supporto dell’innovazione sociale.

I prossimi appuntamenti saranno con:

  • Annibale D’Elia – Hacking Policy Making
  • Alessandro Ranellucci – Community engagement
  • Matteo Matteini – Social enterpreneurship
  • Zoe Romano e Serena Cangiano – Openness
  • Carmelo De Maria e Licia di Pietro – Medical Devices
  • Camilla Pin – Communication
  • Giulia Tomasello – Biohacking

Guarda i webinar registrati sulla Webinar DSI Playlist Youtube

———————————

Il progetto DSI4EU è finanziato dall’Unione Europea nel programma H2020 – Collective Awareness Platforms for Sustainability & Social Innovation:
http://wemake.cc/digitalsocial/
http://digitalsocial.eu/

I partner del consorzio DSI4EU sono responsabili di un cluster tematico specifico:

Nesta UK (Londra)- coordinamento
BetterPlace (Berlino)- tema Open migration
Barcelona Activa (Barcellona) – tema Città
Fondazione Państwo (Varsavia) – tema Open democracy
IAAC FabLab Barcelona (Barcellona) – tema Competenze
Waag (Amsterdam) – tema Inquinamento e Ambiente
WeMake (Milano) – tema Benessere e Salute

Meeting at the makerspace with fashion tech designer Anouk Wipprecht

(originally posted on Digicult – versione italiana sotto)

In “The Diamond Age, A Young Lady’s Illustrated Primer”, a cyberpunk novel by Neal Stephenson, where a near-future world is revolutionised by nanotechnology, Constable – the protagonist’s adoptive father – asks her daughter Nell which path she wants to take: “conformity or rebellion?”. Nell’s goes: “Neither one. Both ways are simple-minded — they are only for people who cannot cope with contradiction and ambiguity.”

Somehow the path Anouk Wipprecht took in her life had to deal with some of the challenges which reminded me of Nell and, like her, she didn’t allow creativity to be sacrificed for conformity. Back in September I spent with Anouk a day wandering from location to location here in Milan, in order to meet all the appointments of her schedule and then perform at Meet the Media Guru, a series of events featuring international leaders in digital culture discussing a variety of topics from science to fashion and environment.

Her work as a fashion tech designer brings her all over the world, especially in the US, where a diverse range of companies like Intel, Samsung and Swarovski commissioned her installations and products mixing the futuristic aesthetics of digital fabrication design, with the most innovative components of wearable tech. Since she started working in this field 12 years ago, she’s been developing 37 projects mainly transforming dresses into interfaces: through the use of robotics and open hardware finally fashion starts talking to us.

During our conversation and her keynotes, it’s clear how for Anouk Wipprecht that fashion means mainly dealing with expressiveness and communication. Born in the Netherlands she studied fashion since age 14 even if her family, not having a wealthy background, would have preferred she’d chosen something more oriented to a “real job”, like being a lawyer or a doctor. In those days Anouk was into drawing and the act of sketching garments became a way to express herself and overcome her introvert attitude. Continue reading Meeting at the makerspace with fashion tech designer Anouk Wipprecht