Fiat Voluptas Tua – An Artwork

(testo italiano sotto)

an artwork by Zoe Romano, Giorgia Petri, Laura Migliano

DESCRIPTION

The 16th century was a time of medical revolution. Many pioneering researchers gathered new evidence from human dissections challenging accepted views on anatomy, and especially the bodies of women and men.

The 1559 edition of Thomas Gemini’s Compediosa Totius Anatomie Delineatio features a depiction of a semi-dissected female torso, and the book’s original owner  cut away a neat triangle of paper on which the vagina would have been drawn. Continue reading Fiat Voluptas Tua – An Artwork

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Corso di Wearable ed eTextile a Milano!

Dal 9 al 24 Ottobre insieme a Giorgia Petri, tengo la prima edizione del corso di 90 ore sul tema di Wearable ed eTextiles. Il nostro è uno dei vari corsi nella sezione Digital Design & Making curati da WeMake all’interno della Fastweb Digital Academy a Cariplo Factory.

Il corso è gratuito perchè supportato da Fastweb e Fondazione Cariplo, ma è a numero chiuso: le candidature sono aperte in questa pagina.
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Textile Academy bootcamp in Barcelona

Fabricademy is a new textile academy  functioning on the same principles and infrastructure of the global Fab Lab network, but focused on new alternative materials, processes and techniques related to textiles, wearables and soft fabrication. The class will be launched in September 2017, with a top level faculty and an extensive program of 13 weeks, followed by two months of individual project development. Many labs around the world have already expressed interest in participating to this program and it will be opening soon students applications. The course is planned to be carried out all over the world with local and remote sessions. Continue reading Textile Academy bootcamp in Barcelona

Activating Disruptive Fashion Modes and Practices

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16th December 2016, 14.00-17.00hrs, BITZ, unibz fablab, via Rosmini 7/9, Bolzano

I tool part to a seminar organized by ModeUncut  focusing on disruptive modes of creating clothing that contest the wasteful, socially unjust practices of the mainstream fashion industry. Speakers included also Cecilia Palmer from Berlin and Anja-Lisa Hirscher from Ulm, Germany; Francesco Mazzarella from Loughborough, UK.

A Seminar: Disrupting Fashion Modes: Future Goals, Strategies and Practice

Programme

14.00 Introduction and opening talk. Alastair Fuad-Luke, Unibz, Bolzano. Download presentation as PDF: alastairfuad-luke_bitz_161216

14.15 “Making differently…together: New value creation with connected production”. Anja-Lisa Hirscher, Mode Uncut, Ulm.  Download presentation as PDF: anjahirscher_bitz_161216

14.35 “Circularity in fashion”. Cecilia Palmer, Fashion & Code. Download presentation as PDF: ceciliapalmer_bitz_161216

14.55 Francesco Mazzarella, University of Loughborough. “How can the service designer activate meaningful routes towards sustainable futures?”

15.15 “Fashioning platforms: How digital fabrication is changing the idea of production”. Zoe Romano, co-founder WeMake Makerspace Milan. Download presentation as PDF: zoeromano_bitz_161216

15.35 Panel discussion

15.50 Refreshment break

16.00 Co-creation exercises with speakers and the audience.
Part I Affinity/cluster analysis of post-its generated by the audience from the speakers’ talks.
Part II World cafe.

16.50 Summing up. Moderators from the World Cafe tables reflect on co-created outcomes.

17.00 Workshop ends.

MODE UNCUT is a think-do tank, collaborative network and platform for exploring and disrupting fashion practices, by reconfiguring designer-producer-consumer relationships. Collaborators include researchers, practitioners, commercial and social entrepreneurs and citizens.

Inventare per imparare: così il mio Fablab cambia il mondo della scuola

(originally created and posted on CheFuturo)

Pensare a nuove soluzioni e renderle concretamente attuabili e diffuse non è un compito semplice.  Per anni si è guardato con ammirazione e curiosità ai gruppi di lavoro dei team di Ricerca&Sviluppo  presenti nelle grandi aziende, catalizzatori di talenti e in grado di investire risorse nell’individuare percorsi attuabili e soprattutto profittevoli. Oggi sono poche le aziende e le istituzioni che riescono a tenere il passo perché forte è la domanda di innovazione  e soprattutto diverso e articolato è il percorso per raggiungerla.

Il 17 giugno scorso in occasione dell’Innovation Week organizzata da Edison in collaborazione con Wired, ho partecipato al tavolo di discussione dal titolo “Digital Culture: cultura e competenze digitali tra formazione, impresa e lavoro” per condividere il punto di vista sull’impatto di fablab e makerspace nella formazione.

Il dibattito è partito dall’assunto condiviso che garantire l’accesso alle tecnologie oggi e fornire ai cittadini gli strumenti per la diffusione e l’apprendimento delle competenze digitali è una necessità irrinunciabile

Tutti sappiamo che l’Italia si trova agli ultimi posti della graduatoria europea inalfabetizzazione digitale e l’obiettivo del tavolo di discussione consisteva nel capire quali azioni, operative e strategiche, fosse possibile avviare per invertire la rotta e facilitare lo sviluppo di pratiche e tecnologie che avrebbero significative e positive ricadute in tutto il territorio.

L’impresa non è delle più facili, Oggi infatti credo sia necessario parlare di innovazione diffusa  perché non si tratta di un affare per pochi: la capacità di guardare con occhi diversi e modificare ciò che ci circonda è diventata un’esigenza di cittadinanza e quindi la sfida è culturale.  Finora l’approccio tecnologico è sempre stato inquadrato come percorso formativo specializzato, per qualcuno ma non per tutti. oggi è necessario farlo diventare una ricetta da cucinare ogni giorno, composta da ingredienti e life skills come il pensiero critico, la capacità di analisi e di lavorare in gruppo.

L’apporto che ho cercato di portare nella conversazione insieme ad altri “esperti”, nel pomeriggio messo a disposizione, prende spunto dall’esperienza che abbiamo sviluppato a WeMake, il makerspace e fablab aperto circa un anno e mezzo fa a Milano. In questi mesi infatti abbiamo progettato, sperimentato e svolto diversi percorsi formativi e workshop informativi destinati a ragazzi e adulti e inoltre partecipato al tavolo di co-progettazione delle politiche giovanili del Comune di Milano. Diverse scuole sono venute in visita, abbiamo ospitato ragazzi in tirocinio e, in alternanza, siamo stati ospitati nelle scuole con percorsi esperienziali legati all’acquisizione delle competenze di cittadinanza oltre che delle abilità digitali per ragazze dai 10 ai 13 anni.

Per chi ancora non si fosse avvicinato al mondo dei makers, il concetto FabLab è nato come componente educativa di sensibilizzazione su tematiche di tecnologia e innovazione sociale al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e finanziato dal Centro di Bits & Atoms.FabLab significa laboratorio di fabbricazione e rappresenta una versione in scala ridotta di una specie di fabbrica di produzione.

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FABLAB: LABORATORI DI FABBRICAZIONE PER ARTIGIANI DIGITALI

Mentre le fabbriche sono utili per la fabbricazione di migliaia di pezzi in catena di montaggio, il fablab può essere frequentato da cittadini di ogni provenienza formativa per creare prototipi e modelli di ingegneria e architettura o di oggetti intelligenti attraverso una progettazione basata su computer o software di disegno, hardware accessibile e nella maggior parte dei casi software Open Source. Tali strumenti sono utilizzati per creare modelli che vengono poi completati nella loro forma fisica utilizzando una macchina per il taglio laser, fresatrici per il legno e metallo, stampanti 3d o anche macchine da maglieria.

La natura trasversale delle tecnologie di fabbricazione si presta alla messa in pratica di approcci scientifici, ingegneristici e tecnologici di base, e  stimola un “saper fare” all’interno della comunità per imparare dagli altri in un contesto creativo, innovativo e spontaneo.

I FabLab non sono un’esperimento completamente nuovo e originale perché possono essere visti come una sorta di evoluzione degli hackerspace, i laboratori di informatica autogestiti diffusi in tutta Europa, specialmente in Germania intorno agli anni ’90.

Un passo in più è però stato fatto. I FabLab stanno diventando sempre più centrali nella produzione di capitale umano qualificato necessario per un futuro di ricerca e sviluppo autonomo, capillare e distribuito sul territorio specialmente nel momento in cui chi li fonda conosce il territorio e ne segue le specificità attrezzando lo spazio per rispondere alle esigenze dei contesti spontanei che lo circondano. E da questo approccio nasconoMakerspace con tematiche più definite, attrezzati a partire dalle necessità più settoriali.

Oltre a ciò il tavolo sulla Digital culture promosso da Edison ci ha permesso di confrontarci sul significato della formazione oggi, su metodi e approcci che si dovrebbero adottare e su quelli da cui attingere. Si discute molto della rivoluzione apportata al sistema scolastico in nord europa e di flipped classroom sul modello statunitense.

Nel nostro paese facciamo molto in fretta a valorizzare quello che ci propongono dall’estero anche quando abbiamo degli esempi in Italia che hanno fatto scuola nel mondo. Il Metodo Montessori e l’esperienza di Reggio Emilia sono sicuramente un punto di riferimento da cui siamo partiti a WeMake per introdurre nelle scuole una didattica costruttivista, non frontale per il trasferimento delle competenze trasversali e digitali.

FABSCHOOL: DAL PROBLEM SETTING AL PROBLEM SOLVING

Con le attività formative promuoviamo l’acquisizione di competenze digitali nei processi di risoluzione di problemi o di progettazione di oggetti e strumenti, secondo una logica di apprendimento per scoperta e ricerca.

Per le scuole ci piace molto usare questo mantra: “inventare per imparare”

Ed è il nostro punto di partenza nella progettazione anche dell’iniziativa Fabschoolpresentata recentemente al Forum Ambrosetti insieme a Fondazione Cariplo e di cui Wemake segue la progettazione del progetto pilota in partenza a Novembre.

Nelle scuole infatti agiamo su un doppio binario:  siamo agenti di cambiamento in quanto integriamo l’offerta formativa da un lato e dall’altro alimentiamo con le nostre azioni un dibattito sui processi di apprendimento e sui metodi di trasferimento delle competenze, ponendo la (auto)valutazione al centro del processo.

Nelle scorse esperienze formative abbiamo riflettuto a lungo con gli insegnanti sulle competenze effettivamente acquisite  e un aspetto importante che abbiamo rilevato è che alcune di  queste non hanno a che fare con le tecnologie ma sono preziose nel contesto lavorativo contemporaneo, per esempio l’abilità con cui si affrontano le varie fasi di un processo: dall’esplorazione e “problem setting” fino al “problem solving” e alla comunicazione, oppure le abilità relazionali come collaborazione, autonomia personale, e coinvolgimento attivo. Infine le capacità organizzative, gestionali di un processo, spirito d’iniziativa e imprenditivita’ che fanno davvero la differenza.
Il risultato interessante a cui abbiamo assistito è  stato una forte (ri)motivazione allo studio dei ragazzi e delle ragazze beneficiari di questo tipo di percorsi e la valorizzazione del sistema scuola.

Fablab, Makerspace, tecnologie digitali e scuola rappresentano, a nostro parere, un forza creativa che, se fatta lavorare in sinergia, potrebbe darci dei risultati piacevolmente inaspettati.

Il sistema dei Makers per Out of Fashion a WeMake

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A meta’ gennaio (venerdi’ 16 e sabato 17) ospitiamo presso Wemake Makerspace un modulo di Out of Fashion, primo corso di formazione sulla cultura della moda consapevole, etica e innovativa. Oltre a esaminare l’ecosistema dei makers e il concetto di Brand open source sviluppato da Serpica Naro e continuato nel progetto Openwear, introdurro’ alle tecnologie di prototipazione rapida con un percorso teorico e pratico su lasercut e stampa 3d:

Da una parte l’etica, dall’altra una nuova metodologia di lavoro a partire dalla tecnologia digitale come opportunità per il sistema della moda. Verrà affrontato il concetto di brand dai codici aperti e le potenzialità di un’evoluzione verso una nuova prospettiva del lavoro nella moda fondata sulla condivisione, la collaborazione e l’innovazione. Dal brand open source alla digital fabrication, passando per l’ecosistema di Makers e alcuni esempi di imprese creative con obiettivi e finalità fuori dagli schemi di start-up classica.

Workshop pratici di prototipazione e produzione on demand sull’utilizzo della lasercut e dei comandi di grafica vettoriale per tagliare e decorare un accessorio indossabile di feltro, e della stampa 3d per accessori e componenti.

Qui trovi il programma >>

Journal of peer production on Shared Machine Shops

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Reflecting on the real impact of Maker Movement and next steps in the Journal of Peer Production Issue #5:

Despite the marketing clangour of the “maker movement”, shared machine shops are currently “fringe phenomena” since they play a minor role in the production of wealth, knowledge, political consensus and the social organisation of life. Interestingly, however, they also prominently share the core transformations experienced in contemporary capitalism. That is, for the individual: the convergence of work, labour and other aspects of life. Moreover, on a systemic level: the rapid development of algorithmically driven technical systems and their intensifying role in social organisation. Finally, as a corollary: the practical and legitimation crisis of modern institutions, echoed by renewed attempts at self-organisation.

Contribution by various protagonists of the makers’ scene. Here’s the executive summary:

  • Shared Machine Shops are not new.
  • Fab Labs are not about technology.
  • Sharing is not happening.
  • Hackerspaces are not open.
  • Technology is not neutral.
  • Hackerspaces are not solving problems.
  • Fab Labs are not the seeds of a revolution.

Read the issue >>