Size Matters? Evaluating prosperity and growth workshop

Together with Serena Cangiano, I was in Brussels for a 4-hour workshop  within DSI4EU project funded by European commission and in partnership with NESTA and Waag.

We invited local projects and communities to have a discussion around the evaluation of how open source and maker projects can grow; how they are re currently growing; and how they could have a better impact according to factors and values that make a project sustainable beyond financial and commercial parameters.

Size Matters?” was a hands-on workshop focused on key questions such as:
– can maker projects scale while considering societal good as a parameter?
– what is a sustainable way of growing as an innovator?
– can social impact be the driver of the bottom-up innovation?

Together we started answering these questions and creating a “maker” scale, a dynamic open source tool that will support the community of social innovators to grow considering values such as the creation of a community, the technological openness, communication, and financial sustainability. In the next weeks we’re going to start sharing documentation and concept on github.

The workshop took place during the first European Maker Week, on Tuesday 31st May afternoon in Brussels at iMal Center for Digital cultures.

 

_________________________________________________________________

About DSI4EU
DSI4EU is a EU community funded project that will support, grow and scale the current Digital Social Innovation network of projects and organisations, bringing together social entrepreneurs, hackers, communities and academics working on key DSI fields such as the makers movement, the collaborative economy, open democracy and digital rights.

The DSI4EU consortium partners are: NESTA UK, WAAG, SUPSI.
http://www.digitalsocial.eu

Advertisements

L’abito a energia solare. Così i wearables rivoluzioneranno la manifattura

solar fiber

(originally created and posted on CheFuturo)

Le  tecnologie indossabili sono un ambito in espansione e non esiste giorno in cui non esca un articolo che ci racconta le meraviglie del prossimo accessorio intelligente che cambierà la nostra vita. Li chiamano “wearables” e stanno diventando sempre più indossabili sia grazie alla miniaturizzazione delle componenti elettroniche, per esempio dei sensori e dei microcontrollori, ma anche sempre più invisibili perchè si “embeddano” direttamente nei tessuti. Anzi sono proprio queste ultime che rendono ancora più interessanti:

Finalmente possiamo abbandonare (almeno in parte) la plastica e il metallo e lavorare sui tessuti, magari riattivando anche tutto un percorso ditradizione manifatturiera italiana che, nonostante tutto, ancora ci invidiano.

E in  questo contesto, tutto il mondo del DIY e dell’innovazione dal basso, di gruppi informali che si ritrovano in Fablab e Makerspace ma anche di micro imprese, è molto più sperimentale e dirompente delle soluzioni preconfezionate che invece ci presenta il mondo consumer tecnologico in senso classico.

Tra le varie limitazioni che non permettono uno sviluppo compiuto di tutto il mondo dei wearables, una è sicuramente la capacità delle batterie, ossia il modo in cui alimentiamo la tecnologia che  portiamo in giro e credo che qualche indizio l’abbiamo raccolto tutti con l’esperienza dei nostri smartphone, non durano mai abbastanza.

SOLAR FIBER Uno dei progetti che potrebbe rivoluzionare il modo in cui concepiamo l’energia si chiama Solar Fiber. Si tratta di una fibra solare fotovoltaica flessibile che converte l’energia solare in energia elettrica. Il team che la sta sviluppando ha un’idea molto ambiziosa, intende realizzare un filato che può essere lavorato in tutti i tipi di tessuti, che potrà essere utilizzato in tutti i tipi di applicazioni dove attualmente vengono utilizzati tessuti, ma con il vantaggio di essere in grado di produrre  corrente elettrica. Ho conosciuto Meg Grant, una delle 4 fondatrici,  ad un summer camp sugli etextile proprio l’anno scorso. Quando mi ha raccontato di Solar Fiber ho pensato che fosse un progetto interessante non solo per l’idea in sé ma sopratutto per la modalità  in cui era nata e per come la stavano sviluppando. Invece che correre a brevettarla, erano fermamente convinti di rilasciarla in open source, perchè fosse accessibile a tutti. Continue reading L’abito a energia solare. Così i wearables rivoluzioneranno la manifattura

L’intervista | Massimo Banzi: “Con la Maker Faire 2014 torna l’Italia che sa innovare davvero”

How-ToMakerFaireRomeIntervistaaMassimoBanzieCostantinoBongiorno

 

L’intervista  pubblicata su CheFuturo è un progetto a quattro mani con Sabina Barcucci*, Lab Manager del MUSE FabLab.

——–

Il tempo vola. Siamo ancora ubriachi dalla scorsa edizione di Maker FaireRome ed è già il momento di dedicarsi a quella del 2014. Sabato 29 marzo è uscita la Call for Makers che lancia nuove sfide e soprattutto promette una kermesse più grande e più densa da qui a pochi mesi. Sarà impegnativa, ci dicono Massimo Banzi e Costantino Bongiorno – rispettivamente co-curatore e responsabile della disseminazione e della Call for Makers – perché l’aspettativa è alta e la rete europea dei maker si è infittita.

E’ un buon momento quindi per fare il punto sulla scorsa edizione insieme a Massimo e Costantino e per mettere sul piatto i reali risultati ottenuti dopo Maker Faire 2013: reti italiane e europee, attenzione da diverse fasce di età, esplosione della maker-mania anche a livelli istituzionali. L’Italia che tanto fatica ad (auto?) rappresentarsi come luogo di innovazione sta in realtà covando davvero tante cose e il merito è anche di chi ha lavorato per portare certi valori e organizzazioni nel mondo del mainstream.

Insomma: le dimensioni contano, dicono Banzi e Bongiorno.

In antitesi con l’atteggiamento che possiamo definire “cauto” dei mesi precedenti all’evento, l’opinione diffusa di chi ha partecipato come espositore o come visitatore alla prima edizione europea di Maker Faire lo scorso ottobre a Roma è stata di reale entusiasmo e soddisfazione. Come spieghi l’accaduto, Massimo?

Massimo Banzi: “Ci sono molti aspetti interessanti che emergono durante l’organizzazione di un grande evento come questo. In generale si sa che il pubblico – sia italiano che straniero – è spesso miope, soprattutto nel non associare l’Italia con l’innovazione. Per di più Roma è una capitale che viene naturalmente fatta coincidere con la politica e non con la tecnologia. In maniera più o meno dichiarata, anche le persone dentro a Make hanno dubitato del successo della kermesse romana e certamente riuscire a portare pubblico e partecipanti all’evento è stata una vittoria anche per la smentita proprio di questi preconcetti. Continue reading L’intervista | Massimo Banzi: “Con la Maker Faire 2014 torna l’Italia che sa innovare davvero”

Nella lista dei “Global thinkers 2013” dello Spazio della Politica!

Lo Spazio Della Politica

Mi hanno inserito, con sopresa, nella lista dei global thinkers de Lo Spazio della Politica. Ora Wefab si e’ trasformato in WeMake ma la sostanza rimane 🙂

The list of global thinkers is an opportunity to identify some of this year’s trends in politics and the global economy, and it highlights some key aspects of the way we work. We are based in Italy and Brussels, so our rankings always include a number of Italian personalities (usually ten), as long as their experience is globally relevant.

lsdp

Download the pdf

Changing horizons / Cambiando orizzonti

[EN] After more than one year of posts mainly about infographics and some months of total break (sorry!!) I need to reshuffle the content of this blog because I’m into new stuff that makes my time for blog posting rare. I don’t know yet what to expect, I’ll try to keep track of my new encounters, expecially on twitter.

[IT] Dopo più di un anno di post infografici e qualche mese di stop totale (mi spiace!!), ho bisogno di rimixare i contenuti di questo blog perchè sto seguendo un nuovo progetto che limita il mio tempo da dedicare qui. Non so ancora bene di cosa posterò,  di sicuro terrò traccia dei miei nuovi incontri, specialmente su twitter.