The future of knitting

flyknit

(Segue in italiano)

When a couple of years ago I got interested in the development of the first open-source loom and interviewed Margarita Benitez of Osloom I suddenly realized the potentiality of weaving, knitting and crocheting in terms of modularity and flexibility.

Now i’d like to present you two other projects that got my attention. They are not open-source, they are proprietary projects, but they show us how companies are researching and investing in new patented technologies that are revolutionizing the field.

Start with watching these videos. the first is a glance on the Nike’s Flyknit technology and the second is a short interview with the designers who developed it. They show us the first example of the knitting of one piece of trainer uppers using flat and circular knitting technologies. The shoe weights only 160 grams and has multiple yarns of varying properties!

Nike Flyknit technology film from Darrin Crescenzi on Vimeo.

If you want to know more technical information, read this article on knitting industry website and another interview with the developers (even if most of the answers start with the sentence: “We can’t share specifics”)

The second project is developed by Cem Yuksell at Cornell University and is about a new modeling technique that builds yarn-level models of complex knitted garments for virtual characters.
As you can read in the complete research paper in PDF:

“the tool provides the user precise control over the placement and the shape of each individual stitch with immediate feedback, and the final model is produced by a physically based simulation that relaxes local yarn shape, while preserving the global shape of the cloth model to ensure predictable results.”

knitting dress

In this 6-minutes video the concept is clearly explained and the amazing part starts at minute 2’30” during the relaxation phase, when mathematical model adapts to the shape of the body!

If you are interested in the future of fashion and manufacturing, these projects are a good starting point! We’ll do our best to keep you updated.

*************

flyknit

Quando un paio di anni fa mi sono interessata allo sviluppo del primo telaio open-source intervistando Margarita Benitez del progetto Osloom mi sono immediatamente resa conto delle potenzialità della tessitura, di maglia e uncinetto in termini di modularità e flessibilità.

Ora mi piacerebbe introdurvi a due progetti che da poco tempo hanno attirato la mia attenzione. Non sono progetti open-source, uno è proprietario, l’altro è un progetto di ricerca di un’università statunitense ma ci mostrano quanto sia alto l’interesse delle aziende sulla ricerca e gli investimenti di tecnologie brevettabii che stanno rivoluzionando questo campo.

Iniziate a dare un’occhiata a questi due video. Il primo mostra la tecnologia Nike’s Flyknit e il secondo una breve intervista ai designer che l’hanno sviluppata. Ci mostrano il primo esempio di scarpa sportiva prodotta con tecnologie di lavoro a maglia piano e circolare che vanno a comporre un il pezzo unico della parte superiore della scarpa. Quest’ultima pesa solo 160 grammi ed è composta vari fili con proprietà diverse (più o meno elastiche).

Nike Flyknit technology film from Darrin Crescenzi on Vimeo.

Per approfondire il lato tecnico potete leggere l’articolo pubblicato sul sito di “knitting industry” eun’altra intervista con gli sviluppatori (anche se quasi tutte le risposte cominciano con: “non possiamo condividere le specifiche…”)

Il secondo progetto è stato sviluppato da Cem Yuksell all’interno della Cornell University e tratta un softwear di modellazione tecnica per progettare capi lavorati a maglia per modelli virtuali con una precisione che raggiunge il livello del singolo punto. Come si legge nel paper di ricerca in PDF:

” lo strum ento fornisce controllo preciso sul posizionamento e la forma di ogni singolo punto, con feedback immediato e il modello finale è prodotto da una simulazione fisica che rilassa la forma dell’intreccio, mantenendo la forma globale del modello e assicurare così risultati prevedibili”

knitting dress

In questo video da 6 minuti, il concetto è spiegato molto chiaramente e il momento più interessante scatta al minuto 2’30” quando il modello matematico si adatta alla forma del corpo!

Se siete interessati nel futuro della moda e della sua manifattura, questi progetti sono un ottimo punto di partenza. Faremo il possibile per tenervi aggiornati!

Io Artigianato / Tu Industria: un incontro in Olanda per parlare del futuro della manifattura

Me Craft/You Industry Symposium

Nonostante nella società dell’informazione il lavoro manuale si sia guadagnato una brutta reputazione per la sua mancanza di status e per i bassi guadagni, il contributo degli artigiani e delle artigiane nell’economia olandese è considerevole: si contano infatti 900mila posti di lavoro su un totale di 16 milioni di popolazione. E’ snocciolando questi numeri che Henk Oosterling inizia il suo intervento. Filosofo, professore e fondatore di Skill City, il progetto che sta rivitalizzando e rinnovando il tessuto urbano di Rotterdam a partire proprio dal connettere le abilità manuali a traiettorie di formazione e occupazionali.

Quello di Oosterling è il primo degli interventi programmati per MeCraft/YouIndustry, il simposio organizzato dall’istituto olandese per la moda e il design Premsela in collaborazione con il museo Zuiderzee, che ospita, in contemporanea, la mostra Industrious|Artifacts con lo scopo di esplorare e indagare il significato dell’artigianalità contemporanea.

Henk prosegue l’intervento raccontando come negli ultimi anni il governo olandese abbia lanciato una campagna nazionale coinvolgendo celebrità, artisti, imprenditori per rivalutare i mestieri artigiani e andando oltre l’immagine pittoresca tradizionale e mostrandoli nella loro accezione più contemporanea e tecnologica.
Il nodo principale del suo ragionamento si incentra sulla relazione tra l’artigianalità e il nostro “essere nel mondo”, molto spesso filtrato dalla tecnologia. A partire dal “Dasein as Design”, che è il titolo dello speech tenuto nel 2009 e scaricabile in PDF, tratteggia un’idea di artigianalità, passando per Richard Sennet attraverso il lavoro di Hanna Arendt “Vita Activa”, come un intreccio tra estetica, politica ed etica (cosa ha valore) che si interessa più a ciò che accade tra persone (inter-esse) piuttosto che a ciò che c’è in esse.

L’abbondanza di scarsità ci condiziona ogni giorno nella cultura iperconsumista e il design si posiziona precisamente a metà perché è la disciplina che dipende da un lato dall’abbondanza delle produzione di massa ma dall’altro si nutre della scarsità generata dalla percepita esclusività dei prodotti (e il loro ciclo di vita sempre più breve).

Nel keynote successivo Pieter Tordoir, professore di geografia e pianificazione urbana all’Università di Amsterdam e direttore della camera di commercio della città, mostra come stiamo assistendo al rinascimento di un’industria formata da piccole/medie imprese ad alta intensità di lavoro e artigianalità tecnologica e come questa (r)evoluzione stia cambiando anche la geografia del territorio.

Pieter Tordoir

A seguire l’intervento via Skype con Iftikhar Dadi, curatore, artista e storico dell’arte alla Cornell University, ed esperto delle economie informali di India e Pakistan. Il titolo molto promettente “Capire l’artigianato per il 21° secolo” ci lascerà però in sospeso perché la linea disturbata costringe gli organizzatori ad interrompere il collegamento.

Nel pomeriggio iniziano le sessioni di dibattito tra Makers. Qualche minuto per presentare ciascuno il suo progetto e poi domande libere anche tra panelisti e moderatore. Qui sotto alcuni progetti presenti nei dibattiti e nella mostra:

  • Trikoton
    Trikoton

    E’ un progetto iniziato dall’hacking di una vecchia macchina da maglieria e presentato ad Ars Electronica, per convertire messaggi audio in codice binario e trasformarlo in pattern visuale. Le fondatrici berlinesi hanno ora aperto uno shop online dove gli utenti possono caricare un file con la propria voce registrata e ordinare un capo di abbigliamento filato seguendo il pattern creato dal codice binario del file audio.

  • The Idea of a Tree
    The idea of a tree

    L’installazione creata da Thomas Traxler 4 anni fa, produce un oggetto al giorno ed è alimentata ad energia solare. La velocità della macchina dipende dalla quantità di luce presente e determina anche la saturazione del filo.

  • Thomas Traxler, Autonomous spinning wheel from robertanderson on Vimeo.

  • Studio Glithero

    Lo studio di design Glithero mette al centro del proprio lavoro il fare stesso. Sono interessati non tanto al prodotto finale ma piuttosto al momento della produzione ed esprimono quest’idea sia attraverso la documentazione video dei loro progetti sia cercando di far esprimere all’oggetto stesso il processo di lavoro.

  • The Chicken Project

    Kieren Jones si definisce un “professional amateur” e il progetto che presenta spinge ai limiti l’idea di riciclo, sussistenza e upcycling a partire dal concetto di Community Commerce.

    The Chicken Project

    In cambio di un uovo al giorno, Kieren ha infatti sperimentato l’idea di micro-fattoria auto-sostenibile raccogliendo i prodotti di scarto del pollo per generare altri oggetti utili alla comunità. Ha conciato la pelle del pollo e costruito la giacca che potete vedere nella foto sopra. Ha frantumato le ossa dello stesso pollo, incenerendole, polverizzandole e generando da esse un portauovo. L’esperimento credo riesca con successo a mettere in luce prospettive nuove per ripensare la sostenibilità urbana e ridefinire le regole su cosa si possa o meno reciclare.

    egg cup

Craft Central London: an interview with Emily McKillop

craft central

Six months abroad then back to Italian “good ole manners”: a cultural shock. Then I discovered Critical Fashion, the Italian movement on sustainability. I worked a year and researched other four months on sustainability and fashion. At first they appear so apart from each other but I believe, and facts are supporting my feeling, they are getting very close and powerful. In this blog post I would like to focus on one of the aim of Critical Fashion: Collaboration. It is a very subtile question, rules are often missing and freedom may becomes chaos.
But there are some projects around Europe that are working to bring together and share knowledge, like the case of Openwear.

We find ourselves in London, 33-35 St. John’s Square, in front of Craft Central, new name of Clerkenwell Green Association, the not-to-profit pioneering organization established over 25 years ago to build a strong future to art and design. It is one of those places, called hub, working to give designers and artisans a place where “things can happen”. Inspiration and flourishing creative business: a community of designers and makers that talks, meets and swaps ideas. Designers and makers that decide to join Craft Central have the possibility to be part of a network, to show their work in exhibitions and online galleries, rent a workplace and get practical business help. It is an open space were individuals interested in craft and design can visit events and exhibitions, buy original products, commission unique pieces and give support.

To better understand Craft Central dynamics Emily McKillop, one of the association coordinators and designers, give me the possibility and had the patience to clear some of my doubts. The interview concerns four macro areas: key activities, value propositions, customer segments and, last but not least, revenue streams.

What KEY ACTIVITIES do Craft Central require? Do your Makers and Designers take part of your key activities?

Craft Central has four main strands to its activities.
“PLACE AND SPACES” features workshops, studios and exhibitions facilities. The two historic association building provides workspace and exhibitions to a vibrant community of craft people.
“ON SHOW”, innovative craft and design exhibitions, is a very exciting program that takes place both in the histori buildings and in a Pop Up Gallery with a new ‘shop’ every week as well as the twice yearly Made in Clerkenwell open studios. St John’s Square hosts regular exhibitions in its contemporary Showcase, as well as twice yearly One Day Designers Sales and the open studios.
“NETWORK”, a dynamic forum for opportunities and networking, connects over 500 designer makers from across London and the UK helping them to find out about valuable opportunities, meet and talk and benefit from really practical and well thought-out services and resources. Often working alone, makers need access to new contacts and routes to market, new ideas and new business thinking.
“IN BUSINESS”, business training and support, a practical and insightful business training program for designer and makers that really makes a difference. Training is run by consultants who knows the business of craft and design and pass on their knowledge in a variety of ways – one to one surgeries, small group workshops and mentoring. Whether thinking about setting up, new into business or more established, makers’ at all stages of their development need to give constant attention to their business in order to stay robust and profitable. Craft Central is continually developing new and relevant programs to help makers increase chances of long-term success and personal fulfillment whatever stage they are at in their careers.
Designer and Makers are the main focus of all our activities, we constantly get feed back from them and our visitors to improve our services.

craft central
Which Makers and Designer needs is Craft Central satisfying? And which new costumer’s needs are makers and Designers satisfying?

We help designers with many different issues. Some of our most popular courses include costing and pricing, and one to one sessions with consultants who can address all different specific issues.
The unique selling point of many of our designers is that they build relationships with their customers and get to know them personally, many customers value this.

What type of Makers and Designers become part of Craft Central?
Craft Central feature a vibrant community of crafts people and designer-makers including jewellers, goldsmiths, silversmiths, theatrical costumiers, engravers, ceramicists, musical instrument makers and designers of fashion, textiles, graphics and many more. The majority of Craft central Makers sell to a Niche market, makes very small productions and knows their clients.

How did-do you help them raise awareness about Crafters and Maker’s services and products?

Through exhibitions and events at Craft Central, links with universities, our website, facebook, direct marketing to mailing list, local marketing.

How do you help their costumers evaluate Crafters and Maker’s Value Proposition?
Through open studio events, artist talks, curated exhibitions.

How do Crafters and Makers allow costumers to purchase their products/services?

Directly at open studio events, through retailers national and international.

For what values are they really willing to pay Craft Central’s services?

There is a very small fee for Craft Central services these are subsidised by the funding we receive.

For what do they currently pay?
Training between £16 and £26 (18/29€), exhibition space £95 (107€)-£220 (248€).

Do you provide to Designers and Makers Costumers any service that brings revenues to your system?
Open studios

Are there packs of services you developed for the different needs of the Designer or Maker that decides to join you?

Annual network membership is the same for all, our Makers and Designers can buy into as many training sessions that they need.

“But our main revenue streams are from the rent of our studio space and from grants and funding from the public and private sector. A smaller proportion of our income comes from the subsidized fees designers pay and a smaller amount from entrance fees the public pay to come to open studios” says Emily McKillop, that kindly answered to all these questions.

Thank to Emily we could have a better idea of how things get done in UK. There’s a close relationship between designers and clients, and from the other side there’s a kind of patronage of applied arts made to support individual creativity but also to bring craft to new identification, broadened but yet not standardized.

By Sara Savian

——–

craft central

Sei mesi all’estero, poi di nuovo le “buone vecchie maniere” italiane: uno shock culturale. Poi la scoperta della Moda Critica, il movimento italiano sostenibile.
Ho lavorato un anno nel campo e ricercato altri quattro mesi la sostenibilità nella moda, due cose che appaiono così distanti tra loro ma che credo, ed i fatti stanno sostenendo la mia sensazione, sono sempre più vicini e potenti. Vorrei qui mettere a fuoco uno degli obiettivi della Moda Critica: la collaborazione.
Si tratta di una questione molto delicata, un ambito in cui spesso mancano le regole e la libertà si trasforma in caos. Ma ci sono alcuni progetti in tutta Europa che stanno lavorando per mettere insieme e condividere le conoscenze, come Openwear.

Così ci troviamo a Londra, 33-35 St. John’s Square, di fronte a Craft Central, il nuovo nome della Clerkenwell Green Association, il pionieristico istituito non-profit che da oltre 25 anni lavora per costruire un futuro forte per arte e design. È uno di quei luoghi, chiamato hub, che lavora per dare a designer e artigiani un luogo dove “le cose possono accadere”. Ispirazione e un business creativo fiorente per una comunità di progettisti e costruttori che qui si incontra, parla e scambia idee. I Designer e Maker che decidono di unirsi a Craft Central hanno la possibilità di sentirsi parte di una rete, per mostrare il loro lavoro in mostre e gallerie online, affittare un posto di lavoro e ottenere un aiuto concreto in merito al proprio business. Si tratta di uno spazio aperto a tutte le persone interessate all’arte e al design, dove possono visitare eventi e mostre, acquistare prodotti originali, pezzi unici su commissione e supportare.

Per comprendere meglio le dinamiche di Craft Central Emily McKillop, una delle gentili coordinatrici dell’associazione e designer, ha avuto la possibilità e la pazienza di chiarire alcuni dei miei dubbi. L’intervista riguarda quattro macro aree: attività principali, valori proposti, segmenti di clientela e, ultimo ma non meno importante, flussi di entrate.

Quali sono le attività principali che propone Craft Central? Fate partecipare i vostri Maker e Designer alle vostre attività?

Craft Central ha suddiviso le proprie attività in quattro filoni principali: “LUOGO E SPAZI” propone workshop, laboratori e mostre, i due edifici storici dell’associazione forniscono lo spazio di lavoro per le esposizioni alla vibrante comunità che vi partecipa.

“IN MOSTRA”, artigianato innovativo e mostre di design, è un programma molto interessante che si svolge sia negli edifici storici che in una Galleria Pop Up che propone una ‘bottega’ nuova ogni settimana e due volte all’anno il “Made in Clerkenwell” open studios. In St. John Square vengono ospitate regolarmente mostre nella proprie vetrine contemporanee così come, due volte l’anno, l’ “One Day Designers Sales” e gli open studios.

“RETE”, un forum dinamico per opportunità e interrelazioni che collega oltre 500 designer e makers provenienti da tutta Londra e il Regno Unito aiutandoli a scoprire preziose opportunità, incontrarsi, parlare e beneficiare di servizi e risorse veramente pratici e ragionati. Spesso lavorando da soli, i makers hanno bisogno di accedere a nuovi contatti e strade per arrivare al mercato, attraverso nuove idee e modelli di business.

“IN BUSINESS”, formazione e supporto agli affari, un programma di formazione pratico e intuitivo che fa realmente la differenza. La formazione è gestita da consulenti che conoscono le attività di artigianato e design e trasmettono le proprie conoscenze in vari modi, attraverso incontri personali, laboratori di gruppo e tutoraggio. Mentre creano, sia i giovani designers che quelli affermati, devono prestare un’attenzione costante alla loro attività in tutte le fasi di sviluppo, al fine di mantenerla robusta e redditizia. Craft Central sviluppa continuamente programmi nuovi e pertinenti per aiutare i produttori ad aumentare le probabilità di successo a lungo termine e nella realizzazione personale, in qualunque stadio siano della loro carriera.
Designer e Maker sono il perno di tutte le nostre attività e da loro, come dai nostri visitatori, riceviamo costantemente feed back per migliorare i nostri servizi.

craft central

Quali sono le esigenze di Maker e Designer che Craft Central soddisfa? E quali sono i bisogni dei nuovi consumatori che vengono soddisfatti da Designer e Maker?

Aiutiamo i designer in diversi modi. Alcuni dei corsi più popolari insegnano tecniche per definire costi e prezzi, e forniamo consulenze a tu per tu in grado di affrontare tutte le loro questioni.
Il vantaggio dei nostri designer è quello di costruire relazioni con i propri clienti, conoscendoli personalmente comprendono i loro bisogni, e questo viene molto apprezzato.

Che tipo di Makers e Designer fanno parte di Craft Central?

Craft Central dispone di una vivace comunità di artigiani e designer-maker tra gioiellieri, orafi, argentieri, costumisti teatrali, incisori, ceramisti, costruttori di strumenti musicali e designer della moda, del tessile, grafici e molti altri. La maggior parte dei makers vende ad un mercato di nicchia, le piccole produzioni permettono loro di conoscere bene i loro clienti.

In che modo sensibilizzate i consumatori ai servizi e ai prodotti di artigiani e produttori?

Sensibilizziamo i consumatori attraverso le mostre e gli eventi presso la sede, i collegamenti con le università, il nostro sito web e facebook, e utilizzando marketing diretto via mailing list e marketing territoriale.

Come aiutate i clienti a valutare le proposte di artigiani e produttori?

Attraverso eventi, incontri con gli artisti e mostre.

In che modo designer e maker permettono ai clienti di acquistare i loro prodotti e servizi?

Direttamente negli eventi Open Studio o attraverso i rivenditori nazionali ed internazionali.

Per quale valore sono disposti a pagare i servizi di Craft Central?

C’è una tariffa molto bassa per i servizi di Craft Central, per il resto siamo sovvenzionati dai finanziamenti che riceviamo.

Per che cosa attualmente pagano?

Per la formazione tra £ 16 e £ 26 (18/29€), e lo spazio espositivo £ 95 (107€)- £ 220 (248€).

Fornite ai clienti dei Designer e Maker qualche servizio che vi porta ricavi?

Gli Open Studios.

I clienti si riferiscono ad ogni singolo designer per i loro servizi?

Principalmente sì.

Ci sono pacchetti di servizi sviluppati per le diverse esigenze di chi che decide di unirsi a voi?

L’iscrizione annuale al network è uguale per tutti, i nostri Maker e Designer possono acquistare quante sessioni di formazione ritengono di aver bisogno.

“Ma i nostri flussi d’entrata principali provengono dall’affitto del nostro spazio e da sovvenzioni e finanziamenti del settore pubblico e privato. Una parte minore delle nostre entrate deriva dalle tariffe pagate dai designer e una quantità minore dagli ingressi del pubblico che partecipa agli Open Studios “, dice Emily McKillop, che gentilmente ha risposto a tutte queste domande.

Grazie a Emily abbiamo un’idea di come le cose vengono gestite in Inghilterra. C’è una stretta relazione tra i designer ed i loro clienti, mentre dall’altro lato c’è una sorta di mecenatismo, un patronato delle arti applicate che sostiene la creatività individuale, ma anche portando all’identificazione di nuovo modo di fare arti applicate, ampliato ma ancora non standardizzato.

by Sara Savian