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The Culture Dress – Experiments during Makers in Residence

culturedress

“The Culture Dress” series is a collaboration between media artist Afroditi Psarra and architect Dafni Papadopoulou that aims to combine electronic handicrafts with parametric design and digital fabrication on an ongoing research on wearables.

The project was developed during the Maker-In-Residence program at WeMake, Milan´s Makerspace that I’m curating. Dafni and Afroditi spent with us two weeks in our guest-room at the second floor of the makerspace. I’ve been following the work of Afroditi for a couple of years and it was great to have her with us, meet with Dafni and make our community know about their practise.
Explore more pics and other documentation:
wemake.cc/mir/

 

Geometrie di corpi lasercut

federica braghieri

Ho incontrato il lavoro di Federica Braghieri seguendo il blog The Laser Cutter. Mi ha subito colpito il gioco di forme e tagli dei suoi modelli e l’ho contattata per approfondire la sua metodologia di lavoro.
Dopo uno scambio di mail e avendo capito che le nostre agende non ci avrebbero fatte ncontrare a breve abbiamo fissato un incontro in Skype e questo è il risultato della chiacchierata.

Qual’è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato il politecnico in Bovisa per 3 anni laureandomi nel 2007 in design e moda. E’ stata una formazione con un focus principalmente sul progetto e troppo poco sul “making” delle cose. Molta ricerca e molta teoria e di pratico praticamente nulla. Solo il primo anno abbiamo lavorato su 3 gonne, ci hanno fornito dei cartamodelli base da cui trarre il capo che volevamo realizzare.
Sono poi passata a una laurea specialistica post-graduate a Londra in Creative Fashion dove invece è stato praticamente tutto pratico. Dallo zero delle mie conoscenze ho imparato le basi del cartamodello e di come concretamente realizzare abiti. Proprio in quel periodo ho creato la mia prima collezione, dalle linee molto semplici.
L’anno successivo mi sono iscritta al London College of Fashion per il master in Digital Fashion, lì ho scoperto il percorso tecnologico in cui mi trovo ora. Dopo una prima introduzione agli strumenti come il taglio laser, digital printing, prototipazione 3d, grazie alla collaborazione con un amico ho scoperto Grasshopper per creare oggetti di design parametrico, ho iniziato a sviluppare l’idea degli abiti a poligoni.

In che modo hai realizzato gli abiti della tua collezione?

Siamo partiti da una corpo femminile in 3d già pronto e ci siamo focalizzati sul torso applicando pattern geometrici ed estrusioni. Ho poi utilizzato un software in grado di trasformare il disegno dal formato 3d al 2d . Si chiama Pepakura e originariamente è stato creato per realizzare sculture in carta ma che non viene normalmente impiegato nella moda.
Il processo partiva quindi dalla sperimentazione degli strumenti di modellazione parametrica, passando per Pepakura in modo da trasformarli in poligoni vettoriali. Dopo aggiustamenti vari e la preparazione del file da passare al laser con Illustrator, si arriva infine alla cucitura dei pezzi.

gonna pepakura

Dopo questo primo approccio sperimentale, ho deciso di mantenere questa tecnica anche per il progetto finale di tesi in cui ho sviluppato dei capi creandoli direttamente sul corpo in 3d, senza aver bisogno di fitting e di prove.
In università avevamo degli scanner 3d ma nel mio caso sono partita dal corpo già modellato nella taglia che mi serviva.

3d corset


Quali stoffe/materiali hai utilizzato?

I primi prototipi li ho fatti in feltro, poi per la collezione finale ho usato solo pelle.
Il feltro è più facile da manipolare è ha una bella resa ma purtroppo è meno resistente, invece la pelle non perde mai la forma e non si deteriora.
Per il body della giacca ho usato una pelle molto morbida, invece per gli altri pezzi più rigidi ho preferito orientarmi verso una pelle più resistente utilizzata solitamente nell’ambito dell’interior design e degli accessori.
Ora sto cercando di capire se questa collezione possa essere sviluppabile e commercializzabile oppure se sia preferibile mantenere l’idea del pezzo unico.

The geometry of the body


In alcuni capi hai realizzato dei volumi veri e propri, come li hai assemblati?

Ho utilizzato diverse tecniche, la maggior parte dei pezzi strutturati li ho realizzati termosaldando la pelle alla fodera in poliestere e poi tagliati al laser cosi’che acquistassero più struttura e non avessero bisogno di essere cuciti ad una fodera. Infine ho intrecciato i pezzi, unendoli quasi come un puzzle e li ho incollati.

Hai già pensato come proseguire il tuo percorso?

Ci sono sempre più lasecutter e tecnologie accessibili a chiunque, quindi sicuramente ci saranno interessanti sviluppi in questa direzione. Non so ancora però se questa sarà la mia strada. Adesso sento la necessità di trovare un lavoro fisso magari con un’azienda più grande per far crescere la mia esperienza nel marketing e costruirmi una base di contatti, per esempio di fornitori, per essere in grado poi di aprire una mia impresa. Di sicuro voglio continuare a sviluppare queste idee in parallelo e coltivare l’attenzione che si è creata intorno a questo mio primo esperimento.
Ora vorrei costruire un sito con i miei lavori e capire come utilizzare al meglio i contatti che ho per iniziare a proporre alcuni miei capi a dei negozi.

Pensi che le scuole di moda all’estero siano più attente allo sviluppo delle tecnologie di digital fabrication rispetto all’Italia?

Non credo che le scuole di moda in Italia siano meno attente, nella mia esperienza al Politecnico di Milano l’utilizzo di nuove tecnologie digitali e la continua ricerca di processi innovativi erano alla base del corso. La differenza principale è probabilmente la mancanza di queste tecnologie a disposizione degli studenti, che non hanno l’opportunità di sperimentare direttamente e quindi conoscerle meglio.

gonna 3d

Felt Fold Slippers Workshop at Salone del Mobile

Openwear

At the forthcoming Salone del Mobile, Domus will host and exhibition looking at what is to come in the future of design, involving events and live performances in Palazzo Clerici, right in the heart of Milan.
Openwear will be part of the event with a workshop focused on lasercutting felt for fashion accessories using Fold Slippers pattern. Read the details and subscribe (workshop will be in italian).

The exhibition is a showcase of the latest and most interesting projects on fabbing and digital manufacturing: from the visionary Solar Sinter by Markus Kayser, to the furniture line Endless by Dirk Vander Kooij. One of the rooms is dedicated to “the best of Arduino” with a selection of the best project based on the made-in-italy microcontroller.
For the whole week, FabLab Torino together with Vectorealism and Kent’s Strapper are going to produce the objects of Autoprogettazione 2.0 contest. Everyday there will be a free workshop: check them out!

Jam Session with Fold Slippers

Phycolab Jam Session with Openwear

Last weekend Openwear participated in collaboration with Vectorealism to the Physical Computing event organized by PhyCoLab of the “Politecnico di Milano” University and hosted by StreetStudio.

While we were challenging our traditional notion of craft experimenting on lasercutting felt and vector illustration with our Fold Slippers pattern, a group of 40 people were participating to the 36-hours Jam Session to design and prototype interactive ideas.

Eight groups of students, tinkerers, designers and makers put their hands on different tools and components with the aim of presenting their prototype projects at the end of the weekend after 36 hours of non-stop work.

Jam Session with Openwear Slippers

The project I’m featuring in the pictures of this post is the most voted one on sunday night.
I’m not talking about it only because it won the prize but also because the creators inserted the Openwear Fold Slipper as a component of their game. Yes, it’s a game, a mix between Simon and Twister. It uses touch sensors and light to make you play with memory and… feet. Wear the pink Fold Slippers and follow the sequence which gets more complicated as you repeat it in the right way.
It’s interesting to get in touch directly with situations in which Openwear Collaborative Collection, and more in general shared codes, can become useful to speed the up the creation of protypes in the scene of wearables and beyond.

PhyCoLab Jam Session winning team

the team: Alfredo, Serena, Valentina, Gerardo e Stefano

Two workshops at Innovation Festival in Milan

Folded slippers

While we are organizing the second edition of Wefab (date is still to be defined) we accepted the invitation of Phyco Lab to take part with two workshops to their two-day jam session on Physical Computing during Innovation Festival on the weekend of 12th and 13th of November 2011 in Milan.

Once again Openwear collaborates with Vectorealism for an event dedicated to introduce creatives and designers to Open Design and Digital Fabrication. On saturday the workshop is all about lasercut fashion accessories. On sunday we’ll focus on the first steps to 3d printing with open-source tools. It’s not all about theory: you’ll be able to use directly a Makerbot 3d printer and a professional laser cut. If you are interested book your ticket here or at the bottom of this page (max. 20 participants each)